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commento al VANGELO della domenica

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Commento al Vangelo della Domenica (a cura di don Luca Principi)


inserito il 14/11/2009

 

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il profeta Daniele ci prende per mano e ci invita a leggere in profondità gli avvenimenti dolorosi che scuotono fortemente la fede della comunità di Israele. Egli profetizza sulla manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo: sorgerà Michele e dopo un tempo di angoscia giungerà la salvezza di tutti coloro che sono scritti nel libro della vita. Sembra il travaglio e il dolore di un parto cosmico dove viene anticipata la risurrezione dei morti e l’avvento di una creazione nuova.
Il discorso presentato dal Vangelo di Marco è pronunciato da Gesù prima della sua morte. Egli vuole insegnarci, prima di lasciare questo mondo e tornare al Padre, come possiamo vivere il tempo che ci separa dall’incontro finale: che sia la fine del mondo o che sia la nostra morte individuale. Colui che verrà sulle nubi del cielo è colui che abita in noi e ci accompagna nel cammino terreno; colui che ci comunica la fedeltà al Padre e ci introduce nella sua intimità. Da ciò nasce il desiderio di vivere in pienezza il nostro oggi cogliendolo come «oggi di Dio» e a desiderare ed invocare il ritorno del Signore.
Ma come pensare a questo epilogo della storia e del cosmo? Forse siamo tentati di farlo con ansia e preoccupazione, soprattutto in questi nostri tempi. Il Signore, nella sua misericordia, ci rivela le realtà ultime fin dove possiamo comprenderle, non per inutili curiosità e tanto meno per farci vivere nell’ansia e nella paura.
Il discorso di Gesù, nonostante le immagini apocalittiche, della fine, è orientato ad infondere fiducia e speranza in coloro che lo ascoltano e che attendono la definitiva manifestazione della gloria del Figlio dell’uomo. Il Signore ci avverte: vi saranno segni premonitori, stanno già accadendo ed occorre leggerli, e verrà il Signore, che sta già venendo perché egli è Colui che viene, il Veniente. La grande tribolazione s’identifica in primo luogo con la morte di Gesù e la distruzione del tempio di Gerusalemme, ma continua per tutti noi in tutti i tempi: anche noi siamo nella grande tribolazione che prepara il ritorno definitivo del Signore.
Ma l’ora in cui avverrà tale manifestazione è sconosciuta allo stesso Figlio e nessuno può tentare un calcolo approssimativo. Restano sempre importanti gli atteggiamenti vigilanti che insegnano giorno per giorno la lettura sapiente e saggia della storia e dei segni che Dio fornisce ai suoi figli attraverso di essa. E con la vigilanza e il saper scrutare i segni dei tempi ci viene insegnato il segreto per continuare a vivere l’oggi della storia con lo sguardo rivolto alla fine dei tempi: l’abbandono al Padre. È lo stesso atteggiamento vissuto da Gesù durante la sua vita, in attesa della sua passione, morte e risurrezione. È il fine vero a cui devono volgere i nostri sforzi ed i nostri desideri: lo sviluppo della nostra relazione interpersonale col Padre. Questa è la qualità del nostro vivere il momento presente, l’unico momento certo che ci è posto nelle mani, l’unico tempo di cui possiamo disporre. Vivere il presente in questa vivificante comunione col Padre attraverso i momenti quotidiani che si avvicendano, vegliando sul nostro agire e operando indefessamente perché proprio questo oggi sia la realizzazione concreta del disegno di Dio su di noi e sulla storia. La storia ha il suo fine: il raduno di tutti i figli di Dio che erano dispersi nel Figlio, che li riconsegnerà al Padre con l’intera creazione.

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